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Omelia 2^ Dom. di Pasqua- 23.4.2017


La domenica è il giorno in cui il Signore si manifesta alla comunità, come nella Risurrezione. Ogni Domenica è Pasqua.

nº 1642

Omelia 2^ domenica di Pasqua

(23.04.17)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Nascere per una speranza viva

Infusione dello Spirito

Dopo la risurrezione Gesù va incontro ai discepoli riuniti nel Cenacolo. Giovanni ci insegna a capire la risurrezione e la sua relazione con la comunità. La colloca nel primo giorno della settimana che è il primo giorno della nuova creazione. Gesù appare e mostra i segni delle piaghe nelle mani e nel costato, aperto dalla lancia. Egli è lo stesso che fu crocifisso. Il Risorto non è un tipo di fantasma. È lo stesso Signore che porta con se non solo la vita nuova , ma anche i segni della sua Passione. Parlando ai discepoli, soffia su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). I discepoli, nel ricevere il soffio dello Spirito Santo, si trasformano nelle nuove creature, redente. La comunità dei discepoli costituisce il luogo dove  si manifesta il Risorta che dona lo Spirito. Lo Spirito forma la comunità per l’ascolto della Parola, la comunione fraterna, la frazione del pane (Eucaristia) e la preghiera (At 2,42). Per questo i martiri diranno: “Non possiamo vivere senza la domenica”. Essa è il giorno in cui il Signore si manifesta alla comunità. La forza della Risurrezione non sta soltanto nel fatto che Gesù vince la morte, ma anche nel fatto che egli agisce nella comunità che vive nella speranza: “senza vederlo credete in lui” (1 Pt 1,8). La speranza è la certezza che le promesse si realizzeranno. Lo Spirito trasforma il dubbio in atto di fede, come con Tommaso (Gv 20,28). La professione di fede di Tommaso, Signore mio e Dio mio, realizza in lui la Risurrezione

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi

In quella notte Gesù apparve ai discepoli, si mise in mezzo a loro e disse: “Come il Padre mi ha inviato, anche Io invio voi”: Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo! A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20,23). La comunità riceve lo Spirito per l’annuncio  della missione della riconciliazione. Soffiando sui rinati, dà loro lo Spirito che mantiene in loro viva la fede, nella speranza. Il discepolo è associato alla missione del Risorto. Chi riceve il discepolo, riceve il Cristo (Lc 10,16). Riceve anche tutta l’economia della salvezza, cioè tutto quello che Dio ha fatto per salvarci. Ogni celebrazione della comunità è presenza del Risorto, effusione dello Spirito e invio in missione. Tutti questi avvenimenti sono presenti nella comunità che celebra. È la continuazione della presenza del Risorto che continua “agendo”, dando lo Spirito e inviando. La liturgia non è solo un rito, ma è celebrazione di una presenza. Perciò preghiamo nell’Eucaristia: “Egli è in mezzo a noi”.  Percepiamo così l’importanza della celebrazione. La quale non è solo un obbligo o un rito, ma è certezza di una presenza che non ha bisogno di essere toccata se non per la fede. La presenza del Signore nella celebrazione ci unisce al suo mistero di lode e gloria al Padre

La comunità vive la fede nel Risorto

La comunità è il Cenacolo dove si manifesta il  Risorto che provoca la fede nei discepoli. La professione di fede di Tommaso è la maggiore di tutte: “Mio Signore e mio Dio”! La comunità riunita è il luogo per l’accoglienza del Risorto nella fede. Credere in Gesù è un dono dello Spirito. I discepoli che non videro Gesù cedettero perché accettarono i segni che Gesù fece affinchè credessero. Tutti coloro che crederanno, senza aver visto, saranno beati, cioè realizzeranno in se la pienezza della fede, nella speranza (Gv 20,29). La fede ha più consistenza che toccare dal vivo.

Letture: At. 2,42-47;Salmo 117;1Pt. 1,3-9;Gv. 20,19-31.




 
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