Essere Cristiani

Catechismo San Pio X Appendice cenni sulla storia della Rivelazione divina

APPENDICI
Appendice I
Brevissimi cenni di storia della Rivelazione divina

 

 

 

I. CREAZIONE DEL MONDO E DELL’UOMO.
1. A1 principio Dio solo era, e niente esisteva fuori di Lui. Infinitamente perfetto e felice in se stesso, ,Egli non aveva bisogno d’alcuno, ma per pura bontà volle creare, cioè fare dal nulla. Volle, e furono il cielo e la terra, le cose tutte visibili e le invisibili.
2. Con ordine meraviglioso le creature furono prodotte una dopo l’altra: luce, firmamento ed astri, terra e mare, vegetali e animali; e ultimo, quasi corona della creazione, l’uomo; il quale fu fatto ad immagine e somiglianza di Dio, perché nel corpo formato di terra, il Creatore infuse lo spirito immortale, e l’innalzò con la grazia allo stato soprannaturale e al fine di goder Dio stesso nell’eternità.
3. A1 primo uomo, che chiamò Adamo, Dio diede per compagna, traendola con alta ragione dal fianco di lui, Eva, la prima donna; e da essi è venuta l’intera famiglia umana.
II. CADUTA DELL’UOMO E PROMESSA DEL SALVATORE.
4. L’uomo era stato fatto re della natura e messo in un delizioso giardino, il paradiso terrestre, dove poteva goder di tutto; ma affinché riconoscesse il pieno dominio del Creatore, Dio gli aveva proibito di gustare il frutto dell’albero detto della scienza del bene e del male: il bene era l’ubbidienza e la grazia di Dio, il male la disubbidienza e la perdita dei doni non dovuti all’uomo, dei quali Dio l’aveva arricchito.
5. L’uomo osò ribellarsi. Eva, credula al serpente-demonio, anzichè a Dio, e Adamo, compiacente ad Eva, disobbedirono; e per la loro colpa, secondo le minacce avute, essi e i loro discendenti furono spogliati della grazia e della felicità eterna in Dio, e degli altri doni che toglievano le imperfezioni e le debolezze della natura. Così, stoltamente, si resero servi del demonio, delle passioni, delle miserie, della morte, e ci esposero tutti alla perdizione eterna.
6. Dio però, condannandoli dalle delizie del paradiso terrestre al lavoro, al dolore e alla morte corporale, non tolse loro la speranza della salvezza dell’anima, anzi predisse che avrebbe distrutto la potenza tirannica del demonio per mezzo del Messia o Cristo, che sarebbe venuto nella pienezza dei tempi. In questa speranza e in questa fede l’uomo rivivrebbe, osservando la legge morale scolpitagli nel cuore.
III. CORRUZIONE E DILUVIO. IL POPOLO ELETTO.
7. Ma, invece, a cominciar da Caino che per invidia uccise suo fratello Abele, si moltiplicarono i peccati col moltiplicarsi del genere umano, il quale tutto si pervertì. Onde Dio mandò il diluvio sulla terra, e tutti perirono nel castigo, eccetto il giusto Noè e la sua famiglia, che Dio salvò in un’Arca o grande nave, fattagli appositamente costruire. Noè, scampato, offrì a Dio un sacrificio in ringraziamento.
8. Anche le varie nazioni, venute da Sem, Cani e Jafet, figli di Noè, si corruppero, e col tempo dimenticarono l’unico vero Dio, e invece di Lui, con peccato gravissimo, adorarono false divinità e creature. Perciò Dio scelse, tra i pochissimi della stirpe di Sem rimasti fedeli, Abramo Caldeo; lo chiamò fuori della sua patria e gli promise che se egli e i suoi posteri si conservassero credenti e religiosi, sarebbe stato il loro DIO, li avrebbe moltiplicati immensamente e fatti padroni della terra di Canaan o Palestina, e nella sua posterità sarebbero benedette tutte le genti. La promessa medesima rinnovò Dio ad Isacco, figlio di Abramo, e a Giacobbe detto pure Israele, secondogenito d’Isacco.
9. Così la progenie di Abramo e d’Israele, cioè gli Ebrei, divennero il popolo eletto da Dio perché custodisse la fede e la religione vera, e tramandasse la promessa del Salvatore.
IV. SCHIAVITÚ D’EGITTO. LIBERAZIONE PER MEZZO DI MOSÉ.
10. Giacobbe mori in Egitto, dove in tempo d’una gran carestia era andato con i suoi dal prediletto figlio Giuseppe, che i fratelli invidiosi avevano venduto schiavo e che il Faraone, o Re, aveva innalzato alla più alta dignità del regno in grazia del suo spirito profetico e della sua fedeltà e previdenza. Colà gli Ebrei crebbero di numero e prosperarono grandemente, tanto che, dopo secoli, un Faraone crudele, ingelosito della loro potenza, tentò sterminarli, sottoponendoli a durissima schiavitù e comandando di gettare i loro nati maschi nelle acque del Nilo.
11. Ma Dio intervenne, per il popolo suo. Mosè, il futuro liberatore, veniva salvato dalle acque e allevato in corte dalla figlia stessa del Faraone; e Dio per mezzo di lui intimava poi al Faraone di lasciar partire il popolo ebreo. Avendo il re ricusato, percossero successivamente il regno dieci flagelli terribili detti piaghe d’Egitto, ultima delle quali lo sterminio di tutti i primogeniti egiziani, compiuto in una notte dall’Angelo, che risparmiò le sole case degli Ebrei, segnate, secondo l’ordine di Dio, col sangue dell’agnello immolato.
12. Allora il re si piegò, e Mosé parti subito col popolo, e attraversò il Mar Rosso che mirabilmente si divise avanti agli Ebrei per lasciarli passare. Vollero entrarvi anche gli Egiziani, i quali, pentiti d’aver concesso agli Ebrei la partenza, si erano messi ad inseguirli; ma le acque si riunirono e tutti furono sommersi. Il grande passaggio o Pasqua era compiuto, e la memoria della prodigiosa liberazione sarà poi celebrata ogni anno dagli Ebrei con la festa più solenne, finché avvenga la Pasqua di Cristo, e l’umanità intera sia per Lui liberata dalla schiavitù,. infinitamente più funesta, del peccato.
V. GLI EBREI NEL DESERTO. LA LEGGE. GIÓSUE’. LA TERRA PROMESSA.
13. Agli Ebrei condotti nel deserto, Dio, con grande maestà, fra lampi e tuoni, diede, per mezzo di Mosé, sul monte Sinai, la legge morale del Decalogo o dei dieci comandamenti, incisi su due tavole di pietra; e diede poi ancora altre leggi rituali e sociali con cui il popolo doveva governarsi fino alla venuta del Messia, se voleva conseguire le divine promesse ed essere vittorioso e felice.
14. Fu questo il Vecchio Testamento o patto di Dio col popolo eletto, questa la Legge, ossia la legge antica, mosaica, tutta involta, nella sua minuziosa gravezza, a mantener viva la fede e il culto dell’unico vero Dio, misconosciuto da per tutto, e a preparare il Nuovo Testamento, ossia la Nuova Legge di Cristo, infinitamente superiore: questa la base e la costituzione della nazione ebrea, fondata da Mosé.
15. Però gli Ebrei, sebbene degnati di tal patto da Dio e da Lui prodigiosamente sostentati nel deserto per tanti anni con manna cadente quale rugiada e con acque cavate dalla roccia dalla verga di Mosé, si ritardarono per 1e proprie colpe l’entrata nella terra promessa, e Mosé morì sui confini di questa, lasciando per successore Giosuè, il quale finalmente, dopo quarant’anni di peregrinazioni, conquistò la Palestina e la divise tra le dodici tribù, discendenti da dodici figli di Giacobbe.
VI. I GIUDICI. I RE. DAVID. SALOMONE. IL TEMPIO. REGNO DI GIUDA.
16. Dopo Giosuè, ressero il popolo i Giudici, suscitati da Dio quando sorgeva qualche più grave necessità; quindi i Re, il primo dei quali, Saulle, fu poi rigettato da Dio e sostituito col valoroso e fedele David della tribù di Giuda, nella cui famiglia resterà ereditario il regno e nascerà in ultimo il Messia, che avrà regno senza fine.
17. Salomone, figlio di David, sapientissimo e felicissimo, edifica in Gerusalemme un magnifico tempio al Signore, ma vecchio cade nella lussuria e nell’idolatria. Per questo delitto e per la stolta durezza del figlio e successore, Roboamo, furono tolte alla casa di Davide dieci tribù, che costituirono sotto Geroboamo, capo della ribellione, il regno d’Israele; regno presto caduto nell’idolatria, riprovato da Dio e distrutto per sempre dagli Assiri.
18. Frattanto anche le tribù di Giuda e di Beniamino, rimaste ai discendenti di David, ossia il regno di Giuda, prevaricarono spesso, nonostante i rimproveri dei Profeti, specialmente sotto alcuni re empi, come Acaz e Manasse. Onde sopravvenne Nabucodonosor, re di Babilonia, che assediò e distrusse Gerusalemme col tempio e menò schiavi re e popolo.
VII. CATTIVITA DI BABILONIA. IL RITORNO. IL NUOVO TEMPIO.
I PROFETI. LE PROFEZIE AVVERATE.
19. Nelle angustie della cattività di Babilonia, alle parole ammonitrici e consolanti dei Profeti, il popolo s’emendò e ravvivò la sua fede in Dio e nella risurrezione d’Israele per mezzo del Messia.
20.E quando, dopo settant’anni, Ciro, re dei Persiani; impadronitosi di Babilonia, concesse, secondo la predizione d’Isaia, il ritorno in patria, fu, con grande zelo, sotto Zorobabele e Neemia, riedificata Gerusalemme, cominciando dal tempio, il quale, sebbene non così splendido come l’antico, doveva essere onorato dalla presenza del Dominatore » ricercato e dell’ Angelo del Testamento » nuovo. Fu ristabilito il pubblico culto di Dio e, per cura di Esdra, l’osservanza della Legge, il libro della quale venne letto al popolo e interpretato.
21. Nei secoli seguenti, al progressivo decadere della potenza e libertà nazionale, non decadde, ma si accrebbe, nonostante il pervertimento di molti, lo zelo per la Legge e l’aspettazione del Redentore annunziato con tratti sempre più particolari e distinti. Perchè i Profeti successivamente ne avevano predette nelle più minute circostanze la venuta e la vita, la predicazione, i patimenti, la gloria e il regno perpetuo; sì che parecchi, vanamente cercando di applicare a sè le predizioni, osarono presentarsi per Messia, finché apparve Gesù di Nazaret, nel quale tutte insieme si veríficarono e compirono le profezie divine.
VIII. GESÚ CRISTO: SUA VITA E PREDICAZIONE; SUA MORTE, RISURREZIONE E
ASCENSIONE AL CIELO.
22. Gesù nacque in Betlemme da Maria Vergine, sposa a Giuseppe della famiglia di David. Come l’Angelo Gabriele le aveva annunziato, lo Spirito Santo era disceso sopra di Lei, ed Ella, rimanendo Vergine, era divenuta madre del Verbo divino incarnatosi da Lei.
23. Circonciso, secondo la Legge, e chiamato Gesù o Salvatore, dopo la fuga in Egitto per sottrarsi alle insidie di Erode, visse a Nazaret in umile ubbidienza a Maria e a Giuseppe, avanzando in sapienza, in età e in grazia innanzi a Dio e agli uomini ». A trent’anni circa, ricevuto il battesimo di penitenza nel fiume Giordano da Giovanni il Battista (Battezzatore), cominciò a predicare nella Giudea e nella Galilea il Vangelo, ossia la buona novella della remissione dei peccati e della vita eterna per quelli che credessero in Lui e ne osservassero gl’insegnamenti: e confermava coi più stupendi prodigi la sua divina missione e la sua dottrina.
24. Molti credettero, e tra i primi quei dodici chiamati Apostoli o messi, che Egli scelse per fondare la sua Chiesa, di cui volle capo e fondamento Pietro. Ma gli si scatenò contro implacabile l’odio dei pontefici, dei farisei e dei dottori della Legge, invidiosi del suo potere e offesi dai suoi rimproveri agli errori e alle ipocrisie loro, e quest’odio finì per farlo condannare, Lui, l’aspettato Redentore, dal Sinedrio o supremo tribunale della nazione, e posporre al ladrone Barabba, quando il pauroso Pilato, preside romano, tentò di graziarlo per la Pasqua e salvarlo da morte.
25. Dopo gli strazi più acerbi, crocifisso sul Calvario, non lungi da Gerusalemme, tra due malfattori, Egli compì in Croce la redenzione dell’umanità peccatrice, soddisfacendo per essa all’Eterno Padre col sacrificio di se stesso; e morì perdonando e pregando per i nemici che non cessavano d’insultarlo. Fu sciolto allora il Vecchio Testamento o patto con la nazione ingrata che aveva ripudiato e ucciso Dio Redentore, il quale, nel suo stesso sangue divino, dedicò il Nuovo ed eterno Testamento.
26. Sepolto il corpo, Egli coll’anima santissima discese al Limbo per liberar le anime dei giusti ivi trattenute in attesa della redenzione. Il terzo giorno risuscitò da morte, come più volte aveva annunziato, e quindi apparve alle pie donne, a Pietro, a due discepoli sulla via di Emmaus e agli altri Apostoli ancora increduli, che alla vista delle sue piaghe gloriose più non dubitarono della risurrezione. Finalmente, dopo averli ammaestrati sul regno di Dio e mandati ad evangelizzare tutte le genti e a battezzare, con potestà di sciogliere e di ritenere i peccati, e con la promessa dello Spirito Santo e dell’assistenza propria fino alla consumazione dei secoli, nel quarantesimo giorno, in loro presenza, salì al cielo, dove siede alla destra di Dio Padre, investito d’ogni potere sul cielo e sulla terra.
IX. DISCESA DELLO SPIRITO SANTO. CHIESA CATTOLICA.
27. Dieci giorni dopo, nella Pentecoste, lo Spirito Santo, promesso da Cristo, scendeva visibilmente sugli Apostoli e sulla Chiesa nascente, dalla quale non doveva dipartirsi, mai più. Il regno di. Dio, con gli Apostoli suoi propagatori e reggitori e con le potenze spirituali della parola divina predicata e poi anche scritta, dei sacramenti (tra cui principale l’Eucaristia, per la, quale Gesù rimane sempre co’ suoi) e dei doni dello Spirito Santo, era ormai confermato e perfetto, e cominciava la propria vita indipendente dalla Sinagoga e la propria missione di salute fra i pagani, cui a poco a poco, nonostante te sanguinose persecuzioni del potentissimo impero romano, trasse dal profondo dell’idolatria e della corruzione, convertendone moltissimi in fiori di fede e di virtù.
28. Cadde poco dopo, per sempre, con la sua capitale e col suo tempio, la nazione giudaica, e gli ebrei furono dispersi sulla terra: cadde poi con le sue glorie di letteratura, di arte e di scienza il mondo antico, consumato dai vizi; caddero altre genti ed imperi, e la Chiesa, con la civiltà cristiana, perdura e s’estenderà sempre per il bene dell’umanità, malgrado le cadute di figli degeneri, malgrado le più funeste dissensioni che trassero fuori del regno di Dio, nello scisma e nell’eresia, nazioni potenti, malgrado la più insidiosa guerra dei nemici della rivelazione soprannaturale, della morale cristiana e dell’idea stessa di Dio. « Le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei. Il buon cristiano, tranquillo su questa promessa divina, non si turba, ma con la sua madre, la chiesa, prega, lavora e soffre, aspettando la risurrezione finale e il ritorno glorioso di Gesù Cristo giudice, che ci preannunziò gli odi, le persecuzioni, le apostasie, ma, insieme ci rincuorò dicendo: « Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me… Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi …pur fate cuore: io ho vinto il mondo. (Giov.,XV,18-20; XVI,33).
Appendice II
1 – Brevissimi cenni sulle feste cristiane
2 – Anno ecclesiastico

I. – BREVISSIMI CENNI SULLE FESTE CRISTIANE
1. La santa Chiesa non solo nella Dottrina cristiana e nella Storia sacra, ma anche con le feste, praticamente ci ricorda e ci inculca le verità della Fede e i migliori esempi delle virtù cristiane. 2. Le feste furono propriamente istituite per rendere a Dio in comune, nei sacri templi, il culto supremo di adorazione, di lode, di ringraziamento, di riparazione; ma in esse tutto fu così ben disposto e alle singole circostanze adattato, cerimonie, parole, canto e ogni altra esteriorità, da far penetrare profondamente nell’animo i misteri e le verità, o i fatti celebrati, e da muoverlo ad affetti e ad azioni corrispondenti. Se i fedeli fossero ben istruiti in proposito e celebrassero le feste con lo spirito voluto dalla Chiesa nell’istituirle, si otterrebbe una rinnovazione e un accrescimento notevole di, fede, di pietà e d’istruzione religiosa, e, per conseguenza, 1’intera vita dei cristiani ne uscirebbe rinvigorita e migliorata.
3. A Dio è consacrato l’anno intero, nè passa giorno senza che la Chiesa ci legga, nella Messa e nell’Officio, qualche tratto delle Scritture sacre, che sono opera di Lui, e ci suggerisca con mirabile varietà formole appropriatissime di lode e di preghiera al Signore, nostro primo principio ed ultimo fine, nelle quali ci si ricordano le perfezioni infinite, i benefizi immensi e la Legge santissima di Lui. Parimenti, durante l’anno ci ricorda ogni giorno, nel santo Vangelo della Messa, qualche prodigio o qualche insegnamento del Nostro Signor Gesù CRISTO, il quale è la Via, la Verità e la Vita, e, solo, Ha « parole di vita eterna». Ma essendo i fedeli obbligati :A assistere al Santo Sacrificio, d’ordinario solo nelle domeniche, la santa Chiesa sapientemente distribuì tra queste il santo Santo Vangelo e gli Scritti apostolici, in modo che la vita intera e la dottrina de Salvatore venissero lette e spiegate ai fedeli durante l’anno, formando così un vero corso d’istruzione religiosa cristiana.
4. Oltre a ciò, con feste proprie maggiori, com’è venerato il mistero fondamentale del Cristianesimo, la santissima TRINITÀ, alla quale perpetuamente si rende dalla Chiesa onore, gloria e sacrificio (I° domenica dopo la Pentecoste), così si ricordano e si celebrano i fatti principali della vita dei Signore, che più luminosamente dimostrano l’infinita sua misericordia per noi, come il S. Natale, la Circoncisione, l’Epifania o manifestazione di Lui, la sua Passione, Morte e Risurrezione gloriosa (Pasqua), la meravigliosa Ascensione, il, dono ineffabile del suo Corpo e Sangue nella santissima Eucaristia (Corpus Domini) e l’effusione dello SPIRITO SANTO sulla Chiesa (Pentecoste). Quasi tutte queste feste hanno un seguito o continuazione (Ottava; quella di Natale, poi, anche una preparazione di preghiere (Avvento); infine quella di Pasqua, 1a principale di tutte, ha la lunga preparazione della Quaresima, istituita in memoria dei quaranta giorni di digiuno del Salvatore e dedicata in modo speciale alla penitenza, all’istruzione e alla predicazione, e ha pure un lungo seguito di letizia, il tempo pasquale, in memoria dei quaranta giorni passati in terra da Gesù glorioso dopo la sua risurrezione.
5. Della santissima Vergine Madre di Dio, MARIA, si celebrano con la maggior solennità e festa i privilegi singolarissimi propri di Lei sola come Madre del Signore, i privilegi cioè dell’esenzione dal peccato originale (Immacolata Concezíone) e dell’immediata elevazione del suo corpo verginale, insieme con l’anima, alla gloria celeste (Assunzione). Si celebrano inoltre, con molto trasporto, dal popolo cristiano le date più memorabili della sua vita (Natività, 8 settembre; Annunziazione, 25 marzo; Purificazione, 2 febbraio), benchè tali feste ora non siano di precetto; e così alcune commemorazioni delle sue virtù e de’ suoi Dolori (3a domenica di settembre) o di alcune sue grazie insigni (S. Rosario, lunedì dopo la 1° domenica di ottobre), per non accennare ad altre feste particolari, che alimentano la pietà dei fedeli verso la Madre celeste.
6. La gloria di tutti gli ANGELI e SANTI della Chiesa trionfante ci è presentata insieme nella festa d’Ognissanti, perchè noi, godendo dei loro trionfi, rimaniamo accesi dal loro esempio; poi subito, quasi per naturale successione, ci si ricordano tutti i cari morti della Chiesa purgante (Commemorazione dei fedeli defunti, 2 novembre), affinchè li aiutiamo coi nostri suffragi, e noi stessi al pensiero delle loro pene ci sentiamo stimolati a far penitenza dei nostri peccati e altre opere buone. In particolare si festeggiano di precetto soltanto S. Giuseppe sposo purissimo di Maria Vergine, padre putativo di Gesù Cristo e patrono della Chiesa universale (19 marzo), e i Ss. Pietro e Paolo, principi degli Apostoli (29 giugno). Però ogni giorno la Chiesa, oltre ad onorare specialmente qualche Santo, fa rileggere nel Martirologio anche il nome degli altri Santi e Beai che si celebrano nelle varie chiese particolari, mostrando così che li vorrebbe ricordati, venerati e invocati tutti dai fedeli per loro edificazione, sostegno e conforto.
7. Finalmente meritano particolare attenzione ed osservanza anche i giorni feriali consacrati al digiuno e alla penitenza (Quaresima), quelli stabiliti in preparazione alle feste maggiori (Vigilie) o per impetrare la grazia di buoni ministri del Signore e la conservazione del frutti della terra (Quattro Tempora, Litanie maggiori di S. Marco e delle Rogazioni); ma specialmente gli ultime giorni della Settimana Santa, tutta rivolta a rappresentarci nella forma più viva gli atroci patimenti e la morte ignominiosa che l’Uomo-Dio sostenne per redimere noi, peccatori indegnissimi, dalla schiavitù di Satana e dalla morte.
8. Ogni buon cristiano, pertanto, con l’aiuto della predicazione e di qualche libro opportuno, si studi di comprendere e far suo lo spirito di ogni festa, riconoscendone 1’oggetto e il fine speciale, meditando la verità, la virtù, il prodigio, il beneficio particolarmente in esse ricordato, e cercando di trarne il proprio miglioramento. Così egli conoscerà meglio e amerà più ferventemente Dio, Nostro Signor Gesù Cristo, la santissima Vergine e i Santi, e sarà tratto a praticarne gli .esempi e gl’insegnamenti; si affezionerà pure alla sacra Liturgia, alla predicazione, alla chiesa e procurerà di affezionarvi anche gli altri. E così la festa sarà per lui veramente giorno di Dio, vera festa o ristoro e gaudio dell’anima, la quale in essa si ritemprerà e rinvigorirà per i travagli e le lotte quotidiane durante la settimana.
PREGHIAMO
O Dio, concedi propizio che, mediante le feste periodiche da noi celebrate quaggiù, meritiamo di giungere ai godimenti eterni (1). Signore, dà sempre, te ne preghiamo, ai popoli credenti e di fare liete feste in venerazione de’ tuoi Santi, e di essere protetti da loro con una intercessione continua (2). Te ne supplichiamo per il Nostro Signore Gesù Cristo, ecc.
1) Dall’Orazione del mercoledì di Pasqua
2) Postcom. della Messa di S.Damaso (11 dicembre)

II. – ANNO ECCLESIASTICO
A) PARTI DELL’ANNO LITURGICO.
1. Avvento: quattro settimane avanti il 25 dicembre.
II. Tempo di Natale e dell’Epifania, con alcune settimane dopo, da una a sei; secondo gli anni.
III. Domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima fino al mercoledì delle ceneri.
IV. Quaresima, dal mercoledì delle ceneri fino al sabato santo sei settimane e quattro giorni.
V. Tempo pasquale, dalla domenica di Pasqua fino al sabato dopó la Pentecoste: otto settimane.
VI. Dopo la Pentecoste, dalla festa della santissima Trinità all’Avvento: da ventitré a ventotto
settimane, secondo gli anni.

B) GIORNI FESTIVI .DI PRECETTO.
a) Tutte le domestiche. – In esse cadono alcune delle maggiori solennità: Pasqua di Risurrezione, Pentecoste, santissima Trinità.
b) Le seguenti dieci feste:
1. Circoncisione (1° gennaio)
2. Epifania (6 gennaio).
3. S. Giuseppe (19 marzo).
4. Ascensione (giovedì dopo la 5° domenica di Pasqua).
5. Corpus Domini (giovedì dopo la 1° domenica di Pentecoste).
6. Ss. Pietro e Paolo (29 giugno).
7. Assunzione (I5 agosto).
8. Ognissanti (1° novembre).
9. Immacolata (8 dicembre).
10. Natale (25 dicembre).

C) GIORNI DI ASTINENZA E. DI DIGIUNO.
I – Di sola astinenza dalle carni.
Tutti, i venerdì (tranne quelli. nei quali cade una festa di precetto).
II – Di astinenza e di digiuno.
I. Il mercoledì delle Ceneri.
II. Ogni venerdì e sabato di Quaresima.
III. Il mercoledì, venerdì e sabato delle Quattro Tempora o stagioni, cioè:
1. della primavera nella 1° settimana di Quaresima;
2. dell’estate nella settimana di Pentecoste;
3. dell’autunno nella 3° settimana di settembre;
4. dell’inverno nella 3° settimana dell’Avvento.

IV. Le vigilie:
1. di Natale (24 dicembre);
2. di Pentecoste;
3. dell’Assunzione di Maria Vergine (14. agosto);
4.. di Ognissanti (31 ottobre).

III. – Di solo digiuno.
Tutti gli altri giorni feriali di Quaresima.
NB. – 1. La domenica é sempre esente dalla legge dell’astinenza e del digiuno. Le altre feste di precetto sono pure esenti, tranne quelle che cadono in Quaresima.
2. L’astinenza e il digiuno delle vigilie, quando queste cadono in giorni festivi di precetto, non si anticipano.
3. Il Sabato Santo l’obbligo dell’astinenza e del digiuno cessa a mezzogiorno.

Appendice III
Avvertenze ai genitori e agli educatori cristiani
1. Fare il catechismo è istruire nella fede e nella morale di Gesù Cristo; è dare ai figli di Dio la coscienza della propria origine, dignità e destino, e dei propri doveri; è deporre e svolgere nei loro intelletti i principi e i motivi della religione, della virtù e della santità in terra, e perciò delta felicità in cielo
2. L’insegnamento del catechismo, è quindi il più necessario e benefico per gl’individui, per la Chiesa e per la società civile; è l’insegnamento fondamentale che sta alla base della vita cristiana, la quale, ov’esso manchi o sia stato male impartito, è debole, vacillante e facilmente vien meno.
3. I genitori cristiani come sono i primi e principali educatori dei loro figli, così debbono esserne i primi e principali catechisti: i primi perchè debbono loro istillare quasi col latte la dottrina ricevuta dalla Chiesa; i principali, perchè spetta ad essi far imparare a memoria in famiglia le cose principali della Fede, cominciando dalle Prime preghiere, e farle ripetere ogni giorno in modo che a poco a poco penetrino profondamente nell’animo dei figliuoli. Che se essi, come più volte avviene, sono costretti a farsi supplire da altri nell’educazione, ricordino l’obbligo sacrosanto di scegliere tali istituti e tali persone che sappiano e vogliano coscienziosamente compiere per loro un così grave dovere. L’indifferenza in questa materia é stata la perdita irreparabile di tanti figli. Qual conto se ne dovrà rendere a Dio!
4. Per insegnar con frutto bisogna ben sapere la dottrina cristiana, bisogna esporla e spiegarla in maniera adatta alla capacità degli alunni e soprattutto, trattandosi di dottrina pratica, bisogna Viverla.
5. Ben sapere la dottrina cristiana; perchè come si può istruire non essendo istruiti? Onde il dovere dei genitori e degli educatori di ripassare il catechismo e di penetrarne a fondo le verità, frequentando le spiegazioni più ampie dei parrochi agli adulti, interrogando persone competenti e leggendo, se possono, libri opportuni.
6. Esporre in maniera adatta la dottrina cristiana, cioè con intelligenza e amore, in modo che i fanciulli non siano disgustati e annoiati del maestro e della dottrina. Perciò conviene mettersi alla loro portata, usar le parole più note e più semplici, svegliare l’intelligenza con opportune similitudini ed esempi e muovere i sentimenti del cuore; aver somma discrezione e misura per non stancare; progredire a poco a poco, non tediandosi di ripetere, e con pazienza ed affetto compatendo l’irrequietezza, le distrazioni, le impertinenze e gli altri difetti dell’età. Si schivi soprattutto quella maniera meccanica d’insegnare, che opprime e lascia ottusi, mettendo in giuoco la sola memoria, senza impegnare l’intelligenza e il cuore.
7. Finalmente vivere la fede e la morale che s’insegna; altrimenti, come si avrà il coraggio d’insegnare ai figli la religione che non si pratica, i comandamenti e i precetti che si trascurano sotto i loro occhi medesimi ? E qual frutto, nel caso, se ne può sperare? Al contrario, i genitori facilmente esautoreranno se stessi e avvezzeranno i figli all’indifferenza e al disprezzo dei principi più necessari e dei doveri più sacrosanti della vita.
8. E poichè oggi si è creata un’atmosfera d’incredulità funestissima alla vita spirituale, colla guerra ad ogni idea di autorità superiore, di Dio, di rivelazione, di vita futura, di mortificazione, inculchino i genitori e gli educatori, con la maggior cura, le verità fondamentali delle prime nozioni del catechismo; ispirino il concetto cristiano della vita, il senso della responsabilità di ogni atto presso il Giudice supremo, che è da per tutto, tutto sa e tutto vede, e infondano, col santo timore di Dio, l’amor di Cristo e della Chiesa, il gusto della carità e della soda pietà, e la stima delle virtù e pratiche. cristiane. Solo così l’educazione dei figli sarà fondata non sull’arena di mutevoli idee e di rispetti umani, ma sulla roccia di convinzioni soprannaturali, che non saranno scosse nella vita intera, malgrado ogni tempesta.
9. A tutto ciò occorre viva fede, profonda stima del valore delle anime e dei beni spirituali, e quell’amore saggio, che si studia di assicurare anzitutto la felicità eterna alle anime dei propri cari. Occorre anche una grazia speciale per capire l’indole dei figliuoli e trovare le vie della mente e del cuore. I genitori cristiani, in virtù del sacramento del Matrimonio ben ricevuto, hanno diritto alle grazie del proprio stato, e quindi a quelle necessarie per educare cristianamente la prole. Inoltre essi possono con l’umile preghiera ottener più abbondante grazia a questo medesimo scopo, essendo opera particolarmente grata a Dio che gli si educhino adoratori e figli ubbidienti e devoti. Lo facciano dunque, a costo di ogni sacrificio: si tratta della salute eterna delle anime dei figli e della propria. Dio benedirà la loro fede e il loro amore in quest’opera di capitale importanza, e li ricompenserà col premio più desiderabile, di una figliolanza santa, eternamente beata con loro in cielo.
PREGHIAMO
Signore, lo [Spirito] Consolatore che da te procede, illumini le nostre menti e le conduca in tutta la verità, come promise il tuo Figliuolo (1) Gesù Cristo Nostro Signore, che vive e regna con te nell’unità del medesimo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.
(1) Orazione per il mercoledì di Pentecoste.
(omissis: Appendice IV – modo di servire la santa Messa) …

* * *

INDULGENZE PER COLORO CHE INSEGNANO O IMPARANO LA DOTTRINA CRISTIANA – (Pio XI, 12 marzo 1930).
Indulgenza Plenaria, due volte al mese, in giorni a propria scelta, alle solite condizioni (Confessione, Comunione, visita a qualche chiesa o pubblico oratorio, ivi pregando secondo le intenzioni del R. Pontefice), se si dedicano almeno due volte al mese ad insegnare o ad imparare la Dottrina Cristiana per circa mezz’ora o per non meno di venti minuti.
Indulgenza dì cento giorni, ogni qualvolta per il suaccennato spazio di tempo si applicano ad insegnare o ad imparare la Dottrina Cristiana.

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  dal “senso critico” al “sensum fidei”   In questo nostro tempo, così carico di razionalismo e relativismo, capita di …

Meditazione su San Giuseppe

Meditazione del p. Thierry Maria Haenni o.p. (+ 2005) 1.      Dio dà importanza a delle cose che non fanno chiasso. …