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Fr. R. Voillaume parla dell'Eucaristia
 
 

 

In comunione con l’Eucaristia di Gesù

 

 

 

“Che realtà misteriosa, se ci si riflette, è questo pane consacrato, questo vino consacrato, che gli uomini possiedono dalla vigilia della Passione del Signore!

La Chiesa possiede l’Eucaristia; tutte le Chiese cristiane, anche separate, non possono fare a meno dell’Eucaristia. Gesù l’ha data alla Chiesa, e non la riprende. Gesù ha lasciato l’Eucaristia agli uomini; qualunque cosa facciano, è là e sarà con noi fino alla consumazione dei tempi. Ciò che è, gli uomini si sforzano di comprenderlo. Vi sono le intenzioni di Gesù quando ha istituito questo sacramento, ed esse sono interpretate. Vi sono le parole di Gesù durante la Cena, si cerca di comprenderne il significato. Come avviene? Che mistero è questo? In  proposito la pietà degli uomini oscilla da rappresentazioni affettive e immaginative esagerate della presenza di Cristo, fino ad interpretazioni più simboliche di questa presenza. I teologi non hanno finito di interrogarsi in proposito, ma vi è là qualcosa che li sorpassa, vi è il fatto dell’istituzione dell’Eucaristia, vi è la fede della Chiesa e il sentimento spontaneo della pietà dell’insieme dei fedeli.

Come dire ciò che dev’essere l’Eucaristia per noi?
Chi potrebbe risponderci sulla maniera con cui dobbiamo comportarci verso di essa?

Questa divina presenza, è semplicemente in vista della comunione?

Si può dire che tutte le fluttuazioni della teologia e della pietà dei fedeli lungo la storia si sono ripercosse sulla maniera con cui veniva trattata l’Eucaristia. Essa è come il test della fede dei cristiani: quando la fede si indebolisce, viene minimizzata la presenza di Gesù nell’Eucaristia. Non ci si può sbarazzare di essa e dei problemi che pone: non si può non tenerne conto: è il test della fede perché è il Signore, e perché esiste visibilmente. Noi la vediamo e la tocchiamo.

E’ esposta alle stesse discussioni, alle stesse critiche che incontrava il Signore durante la sua vita terrena.  Bisogna rileggere nel Vangelo tutto quello che si è potuto dire del Signore. Lui vivente: era un impostore, un bevitore di vino, un agitatore… che so io? Il figlio di Maria è un segno di contraddizione tra gli uomini. Ora, dopo l’Ascensione, Gesù non è più visibilmente in mezzo a noi; l’Eucaristia noi la vediamo; è essa che diventa un segno di contraddizione tra gli uomini.

Ho detto che la pietà dei fedeli si manifestava soprattutto nel modo con cui trattavano l’Eucaristia. Nelle chiese d’Oriente, è misteriosamente consacrata dietro un’iconostasi e la pietà dei fedeli, la loro fede, si esprime davanti a questa armoniosa rappresentazione dei simboli della gerarchia dei santi e del paradiso. In Occidente, al contrario, l’Eucaristia è stata nel secolo scorso l’oggetto d’una pietà  più individualista, fino al punto che la comunione appariva come sentimentalmente distaccata dal sacrificio e la benedizione del SS. Sacramento prendeva il sopravvento sulla Messa. Ora si ritorna a una concezione più giusta nel mistero eucaristico come sacrificio, però con una tendenza a rigettare ogni altra forma di venerazione di questa divina presenza. Ma perché voler limitare l’espressione normale dei sentimenti d’amore, di venerazione e di fede, quando questi sentimenti poggiano su una giusta concezione nella fede, del sacramento del corpo e del sangue di Gesù? Se è vero che Gesù è presente nell’Eucaristia, con quale diritto si potrebbe impedire a coloro che ci credono di venerare questa presenza? Anzi di adorarla? Come si potrebbe impedire ai discepoli del Signore d’andare a cercare conforto, d’affermare la loro fede andando in una chiesa, pregando lì dove si conservano le Sacre Specie, per supplicarvi, per piangervi, per adorarvi, perché lì c’è una presenza reale del nostro Salvatore, e perché essi provano il bisogno d’agganciare la loro fede a una realtà visibile, ad un segno sensibile della divina Presenza?

Gesù ha scelto del pane e del vino, come materia di questo sacramento, e con questa scelta ha chiaramente manifestato che la sua presenza era in vista del sacrificio e della comunione dei fedeli, poiché la sua presenza sotto le Sacre Specie non può normalmente cessare se non mangiando il pane e consumando il vino. Ma ho bisogno di riflettere su questo mistero, ho bisogno di meditarlo, perché è grande; mi introduce troppo direttamente nel Cuore del Cristo nella Cena, con tutti quei sentimenti che questo Cuore conteneva a nostro riguardo, per ciascuno di noi, per la sua Chiesa, perché non mi si permette di fermarmi un momento per penetrarvi per mezzo della contemplazione, mentre invece durante la messa, trasportato dall’azione liturgica, non ho il tempo di contemplare tutto questo! …

Nella nostra preghiera personale, con tutto quel che comporta di scambio d’amore e d’approfondimento della fede nella nostra vita, certamente la presenza dell’Eucaristia nel tabernacolo è per la povera gente, che noi siamo, un punto di riferimento per la fede in Gesù e per il nostro amore verso di Lui. Essa è quasi il chiostro dei cristiani che vivono nel mondo, il loro luogo d’incontro con il Signore. Dove potremmo andare per trovare un segno della presenza di Dio, un segno che ci spinga a metterci in preghiera, che ci sia di aiuto per raggiungere la presenza di Dio, in un mondo che porta sempre meno i segni di questa presenza? Questo segno delle  Sacre Specie provoca la nostra fede perché i nostri occhi non vedono niente, e nello stesso tempo è come il punto di partenza della nostra preghiera. Non ci vuole molto tempo, leggendo le meditazioni che fratel Carlo di Gesù (Charles de Foucauld)  aveva scritte nel suo eremitaggio di Beni-Abbes, per rendersi conto a qual punto la presenza eucaristica fosse per lui il punto di partenza della sua orazione. Certo, il contatto con Dio, il dialogo con Lui, si sviluppano proprio in fondo a noi stessi, nel nostro radicarci nella vita divina per mezzo della vita teologale, mentre la presenza eucaristica è esterna a noi, salvo al momento della comunione, ma essa è un segno e una realtà di cui la nostra condizione umana ha bisogno. Nel considerare l’immenso accordo della pietà dei fedeli su questo punto, e ciò da secoli; nel considerare la spontaneità della devozione eucaristica nelle anime che vivono di fede, dato che il grandissimo numero di quelli che hanno amato profondamente il Signore non si sono posti problemi in proposito; nel considerare tutto questo, io credo che si possa dire che era nelle intenzioni del Signore, quando ha istituito l’Eucaristia, che essa sia per noi, al di fuori della celebrazione del sacrificio liturgico, una presenza di consolazione, di sostegno della fede dei fedeli, di richiamo del mondo invisibile, e infine un invito ad adorarlo e a unirci alla sua preghiera perpetua”

 

Tratto dal libro:

Con Gesù nel deserto” – di p. René Voillaume ed- Morcelliana –Brescia  1973

 Il Volume è  il compendio della predicazione che il padre Voillaume ha tenuto alla Curia Romana, presente papa Paolo VI, durante gli esercizi spirituali del 1968.

Il padre René Voillaume, che ha sempre voluto chiamarsi semplicemente: Frère (Fratello, pur essendo sacerdote), è il Fondatore della comunità dei Piccoli Fratelli di Gesù, raccogliendo l’eredità spirituale di Fratel Charles de Foucauld morto assassinato nel 1916, nel Sahara.

Da questo tronco maschile della Congregazione è sorto nel 1939 il ramo femminile della Fraternità delle Piccole Sorelle, ad opera di Suor Madeleine de Jésus, figlia spirituale di Frère Voillaume

Nella Comunità di Tolosa (sul fiume Garonna) dei Piccoli Fratelli di Gesù si ritira il filosofo francese Jacques Maritain, dopo la morte della moglie avvenuta nel 1960. Nel 1970 il filosofo entrerà a far parte della comunità in cui morirà nel 1973.

 

 

 
 
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