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...E il Verbo si fece carne... - Era necessaria l'Incarnazione?
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...E il Verbo si fece carne...
Unione Ipostatica
Era necessaria l'Incarnazione?
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(457 Z) - Volendo redimere l'uomo, era necessario che Dio decretasse l'Incarnazione del Verbo ?
 
(449 Z)-  Certamente conveniva che il Verbo s'incarnasse, trattandosi della suprema esprtessione dell'AMORE quale atto del Bene-per-essenza. Conveniva che Egli, nella persona del Figlio assumesse la natura umana in modo assolutamente gratuito, non essendo affatto dovuta alla medesima sussistere per l'atto-d'essere-del Verbo (Cf S.Th,III, q.1,a.1; S.III, d.1,q.1,a.2: S.c.G., IV,cc 40,49,53,54,55; Comp.Th., cc.200, 201)
Ciò non è tutto, perchè possiamo chiederci se fosse necessario che Dio arrivasse ad incarnarsi per salvare l'uomo.
a) Certamente no. Egli avrebbe potuto provvedere alla famigli aumana decaduta adottando altri mezzi a noi sconosciuti: l'Incarnazione è stata uno dei tanti - sia pure l'ottino - da lui scelto liberamente. Bisogna però riconoscere che esso è stato l'ottimo di tutti i possibili, tenuto conto del tipo di salvezza che Dio intendeca realizzare.
b) infatti, secondo l'unanime tradizione dei Padri:
     - l'Incarnazione del Verbo, rendendo visibile Dio stesso che parla, favorisce la nostra fede nella rivelazione positiva;
     - essa, anticipando il nostro possesso di Dio, sostiene la nostra speranza nell'immancabile adempimento delle sue promesse;
     - essendo il massimo dono della liberalità di Dio, ci stimola a ricambiare il suo amore;
¬†¬†¬†¬† - per essa, nel Cristo, abbiamo il pi√Ļ sublime Modello di virt√Ļ, di condotta;
     - rendendo l'uomo partecipe della divinità, nella natura assunta, gli fa pregustare la gioia della beatitudine eterna;
     - lo premunisce contro le suggestioni del demonio, primo responsabile del peccato;
     - lo stimola a rispettare la dignità della sua natura, elevata all'unione personale con Dio;
     - l'Incarnazione, esaltando la grazia di Cristo, che precede e rende possibile ogni merito, previene l'uomo contro ogni moto di presunzione;
    - per l'esempio di umiltà del Salvatore, essa è un rimprovero della superbia umana;
¬†¬†¬†¬† - redime dalla schiavit√Ļ di Satana, (+) conferendo, per la grazia, la facolt√† di soddisfare la giustizia di Dio per la mediazione del Cristo.
c) Per l'Incarnazione, dunque, abbiamo "Ges√Ļ, fine di tutto e centro a cui tutto tende" (Pascal, Pensieri, ed. Br., 602)

Per Lui conosciamo una realt√† cosmica e umana quale non sarebbe stata senza il Cristo, Sintesi universale. Per Ges√Ļ, "Il Dio dei¬† cristiani √® un Dio di amore e di consolazione; √® un Dio che riempie l'anima e il cuore di quelli che Egli possiede; √® un Dio che fa loro sentire interiormente la loro miseria e la sua misericordia infinita; che si unisce al pi√Ļ profondo della loro anima, che la riempie di umilt√†, di gioia, di fiducia, di amore; che li rende incapaci di altro fine che non sia Lui stesso.
"Tutti quelli che cercano Dio fuori di Ges√Ļ Cristo e che si fermano alla natura, o non trovano alcun lume che li soddisfi, o finiscono per formarsi un mezzo per conoscere Dio e servirlo senza Mediatore, e con questo cadono o nell'ateismo, o nel deismo, che sono due cose che la religione cristiana aborre in egual modo..." (iv.)
d) Così, nelle attuali condizioni di miseria della natura umana, l'Incarnazione è stata l'ottimo di tutti i rimedi possibili; ed è stata necessaria appunto come espressione di un amore infinito. Tale lo stile di Dio (Gv 3,16)
"La nostra natura malata richiedeva di essere guarita; decaduta, d'essere sollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene: era necessario che ci fosse restituito. immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portat la luce; perduti, attendevamo un salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore. Tutte queste ragioni erano prive d'importanza? Non erano tali da commuovere Dio, sì da farlo discendere fino alla nostra natura umana per visitarla, poiché l'umanità si trovava in una condizione tanto miserabile ed infelice?" (S. Gregorio Niss., Oratio catechetica 15, PG, 45, 48B)
 
(457) - E' opportuno aggiungere, ancora, alcune precisazioni.
a) Dio avrebbe potuto salvare l'uomo senza ricorrere all'incarnazione del Verbo, perché avrebbe potuto direttamente infondergli la sua grazia, sì da porlo in condizione di "pentirsi", soddisfare la giustizia di Dio, riconciliarsi con Lui, recuperare i beni perduti col peccato.... (cfr. Agostino, De Trinitate, XIII, 10: S.Th., III, q.1, a.2; S.c.G., IV, cc.54-55; Op. De Rationibus fidei, c.5; Comp.Th., cc. 200-201, ecc.)
b) E' verissimo tuttavia che, senza la mediazione del Cristo, l'uomo, sia pure prevenuto e sorretto dalla grzia, non avrebbe potuto redimersi come e quanto gli è stato effettivamente possibile. Se ciò non fosse vero, Dio avrebbe inutilmente decretato l'Incarnazione, la pasione e morte del suo Unigenito...
Ora appunto per questo l'uomo ha potuto esaltare in grado eminente la misericordia di Dio quale supremo dei suoi attributi, avendo potuto soddisfare solo nel e per il Cristo le esigenze della sua giustizia come e quanto non gli sarebbe stato possibile, se fosse stato lasciato a se stesso come all'unico autore della propria salvezza.
c) E' la stessa Rivelazione che permette di ricostruire a posteriori il piano di Dio, distinguendone gli elementi essenziali:
     - Scopo-ultimo che ha potuto ispirarlo è stata la maggiore possibile GLORIA ESTERNA DI DIO INTESA QUALE PIU' LIBERALE COMUNICAZIONE DI SE' ALLE CREATURE...;
     - Egli ha realizzato tale scopo programmando l'incarnazione del Verbo non solo come sintesi di tutto il Creato, ma altresì come insuperabile modello di vita, capace di raggiungere il supremo grado d'intimità con Dio, fondata sull'unione ipostatica, la massima d'ogni altra possibile...;
¬† ¬†¬† -¬† tal grado di unione d'amore con Dio ed il prossimo √® stato possibile soltanto al Cristo come volontaria Vittima di espiazione e redenzione: Egli non avrebbe potuto spingersi oltre per soddisfare la giustizia del padre e salvare il mondo... Non per altro Ges√Ļ ha potuto acquistarsi "un nome che √® al di sopra d'ogni altro nome per la gloria del Padre..." (Fil 2, 9-11)
¬†¬†¬†¬†¬† - il progetto, che riasume quanto di pi√Ļ positivo per l'uomo √® realizzabile dall'Onnipotenza, implica (con l'elevazione del medesimo) il decreto permissivo della sua caduta e sue conseguenze. Decreto subordinato alla massima affermazione del primato del Cristo, nel e per il quale Dio ha realizzato la definitiva rivelazione di S√® come Misericordia infinitamente giusta, e Giustizia infinitamente misericordiosa, superando tutti i limiti della creatura e traendo l'ottimo di tutti i beni dalla sua stessa aberrazione: "Felice colpa che merit√≤ di procurarci un cos√¨ grande Redentore!..."
 
(451 Z- parte) In concreto: fine adeguato dell'Incarnazione non √® stato esclusivamente: n√® la gloria del Cristo, secondo gli Scotisti; n√® la redenzione dell'uomo , secondo i Tomisti; bens√¨ la celebrazione degli attributi di Dio nell'esaltazione del Verbo incarnato quale Redentore dell'uomo; esaltazione maggiore di quella che il Cristo avrebbe ottenuto quale "Figlio naturale di Dio" (Sintesi e Capo di tutto il creato), ma non vittima dei peccati del mondo per la gloria del Padre da Lui realizzata mediante il suo pi√Ļ sublime Atto d'Amore...
 
(452 Z) - Perchè Dio ha tardato ad incarnarsi?
Non possiamo pronunziarci, perch√©, non comprendendo l'intero corso dei tempi, non possiamo sapere quale sia il momento pi√Ļ opportuno di un fatto che interessa la famigli aumana di tutte le epoche della storia. Ci√≤ √® riservato a Dio, i cui criteri sono inaccessibili ad ogni intelletto creato. Ci basta sapere che Egli "mand√≤ suo Figlio... quando venne la pienezza dei tempo", ossia n√® prima n√® dopo il momento giusto (Gal 4,4) Riflettendo su tale indicazione, possiamo osservare:
a) Conveniva che l'uomo sperimentasse le conseguenze della sua aberrazione per convincersi della propria nativa miseria, sentirsi stimolato a ricorrere a Dio, attendersi da lui la liberazione dai suoi mali,
b) Conveniva che egli, prima, si valesse di tutte le risorse fisiche, intellettuali e morali della natura per disporsi gradualmente a godere i benefici della grzia, percepire la luce del messaggio evangelico, avviare un nuovo  ordine di eventi.
c) Conveniva che, data la dignità del Verbo e la straordinaria portata della sua missione storica, la società umana, alla sua nascita, avesse già raggiunto un relativo grado di civiltà:
¬†¬†¬†¬† 1) quello conquistato ai tempi di Ges√Ļ a livello religioso: culto ebraico, religioni misteriche, ecc.;
     2) a livello filosofico: le grandi sintesi del pensiero greco;
     3) a livello morale: mentalità e precetti dell'etica stoica, specialmente nel mondo latino;
¬†¬†¬† 4) a livello sociale-giuridico, per mezzo del diritto romano e la pootente struttura dell'impero, capace di amalgamare i popoli e le culture pi√Ļ diverse
     5)  ma tutto ciò non autorizza a supporre che l'umanità debba a se stessa  quanto di positivo ha saputo realizzare prima della venuta di Cristo. Come Mediatore universale, Egli, fin dall'inizio dei tempi, ha esercitato la sua influenza sull'uomo di tutte le epoche, senza escludere nessuno, essendo tutti destinati a salvarsi per i meriti della sua passione espiatrice.
 
(453 Z) - Quando ebbe inizio l'Unione Ipostatica?
¬†Precisamente quanto Ges√Ļ fu concepito nel seno della Vergine e, quindi, cominci√≤ ad essere veramente uomo, composto sostanziale di anima e corpo. non ci fu mai una "persona-umana" (=individuo Ges√Ļ) prima dell'unione ipostatica. Vale a dire: il Verbo non ha assunto una natura umana gi√† personalizzata, per s√® sussistente, essendo stato Egli, non altri, l'unica Persona nella e per la quale la natura individua del Cristo √® sempre esistita, contro l'eresia nestoriana (S. Th., III, q.4, aa. 2-3). Questa la fede della Chiesa anche contro gli errori attribuiti ad Origene e ad altri, che sostenevano la preesistenza dell'anima del Cristo, la¬† creazione del suo corpo, la sua origine dal cielo, ecc.
 
(454 Z) - Indissolubilità dell'Unione Ipostatica
Si chiede se la natura umana del Cristo sarà sempre unita personalmente al Verbo. Qualcuno, anticamente - Marcello di Ancira - insegnò che l'unione ipostatica cesserà alla fine dei tempi; ma il Concilio ecumenico II di Costantinopoli, nel 381, condannò la dottrina come eretica (D.S 151). il Regno di Cristo, infatti, non avrà fine, come neppure il suo sacerdozio: Egli resterà sempre Mediatore universale, Sacerdote eterno, motivo d'ineffabile compiacenza per il Padre e di intramontabile gioia per gli eletti, partecipi della sua condizione di risorto. Del resto, se Dio non distrugge nulla di quanto ha creato, sarebbe assurdo se un giorno dovesse sopprimere il Capolavoro della sua sapienza e del suo amore: Cristo, Sintesi di tutto il Creato (Lc 1,33; Eb 7,24). Così, tra gli altri: Ireneo, Atanasio, Gregorio Niss., Cirillo Al., Vincenzo di Lerins, Leone M., Fulgenzio ....
 
(429 Z) - Ci chiediamo perchè il Verbo, tra le innumerevoli nature create, abbia scelto l'umana. Per rispondere non possiamo escogitare che ragioni di convenienza, dipendendo tutto dalla volontà di Dio, non tenuto a realizzare nessuna delle opere della sua potenza, neppure le migliori.
 a) Ma è quasi superfluo notare che, pur potendolo, non era conveniente che il Verbo assumesse una delle tante nature inferiori all'umana. Se è credibile che Dio si sia fatto uomo, restandonella sfera dell'intelligenza e della libertà, non potremmo che inorridire se sapessimo che Egli si è "fatto quercia", "uccello", ecc.
b) non conveniva neppure che il Verbo assumesse una natura angelica, non essendo questa capace di resipiscenza né bisognosa di redenzione, come essendo questa  capace di resipiscenza nè bisognosa di redenzione, come invece era necessario perchè l'uomo, in Lui, potesse convertirsi, salvarsi
c) E stato bene invece che abbia assunto la natura umana:
¬†- natura aperta e disponibile all'infinito-Vero e all'infinito-Bene, in virt√Ļ dell'intelletto e della volont√†; l'uomo, capace di rapporti personali con Dio, √® per ci√≤ stesso una sua immagine;
 - natura di fatto bisognosa di redenzione, capace di pentirsi, espiare le proprie colpe, ricomporre e superare lo stesso primitivo equilibrio interiore nei suoi rapporti con Dio, a condizione di essere rappresentato da una Persona infinitamente degna;
¬†- sintesi di materia e spirito, la natura umana era l'unica in grado di consentire a Dio di realizzare, nel Cristo, il pi√Ļ vero e compiuto Riepilogo del creato, realizzando in lui quel capolavoro destinato a vantare un primato assoluto su tutto;
 - primato che il Verbo avrebbe potuto conseguire sotto ogni aspetto soltanto se, assumendo la natura umana, si fosse immolato come Vittima dei peccati del mondo;
d) Segue che, pur essendo innumerevoli i Pianeti abitabili e meravigliose le creature pensanti che potrebbero viverci, l'uomo tuttavia pu√≤ ritenersi la pi√Ļ privilegiata di tutte. Se pertanto ipotetici viventi extra-terrestri avessero per qualsiasi ragione dei rapporti col Cristo, non potrebbero probabilmente non riferirsi alla natura umana da Lui assunta; il pianeta Terra, per suo merito, sarebbe il CENTRO UNIVERSALE d'irradiazione della gloria del "Signore dei signori"
(1 Tm 6,16; Ap 19,16; S.Th., III q.4, a.1; S., III d.2, a.1; S.c.G. IV cc. 53, 55; Eb 2, lect. 4, 141 s).
 
 


 
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