Home Verità di Fede PEREGRINAZIONI DI FEDE E DI CULTURA Il Sommo Bene - il cammino della vera felicità
Il Sommo Bene - il cammino della vera felicità








IL SOMMO BENE

La vera felicità dell’uomo, dov’è?

Quale è il finalismo dell’esistenza umana?

L’uomo un essere abitato!


Dall’Etica Fondamentale

Le cose che compongono la realtà in cui viviamo, con tutte le conquiste umane: successo, ricchezze, onori, confort …; le persone e tutte le relazioni che si possono instaurare tra loro: non sono il Sommo Bene dell’essere umano.

Gli studiosi (filosofi e teologi) si sono posti varie domande al riguardo. Io sintetizzo così. Il Sommo Bene dell’uomo è qualcosa di finito o di infinito? Cioè l’uomo per raggiungere il suo Sommo Bene e perciò realizzare sé stesso deve: dipendere unicamente da se o dipende da un altro?

Secondo l’Umanesimo ateo ormai imperante almeno dal 1600 secolo “cartesiano” seguito da massoneria (1700), rivoluzioni (1700-1900), illuminismo (1700 ss) Positivismo (1800), modernismo (1800 ss) e altri, l’uomo è Dio a se stesso, si finalizza da se stesso, non risponde a nessuna legge esterna, ma è legge a se stesso, non si riferisce a nessuno nel dare un senso alla propria vita, ma solo a se stesso.  (cfr più avanti R. Sarah)

“Da Cartesio in poi il principio di immanenza, diluendo l’essere in se nell’essere di coscienza, ha relativizzato ogni valore, sottratto ogni senso alla vita” (Zoffoli p. 21 Valore dell’esistenza, Ed Rogate Rm 1980).

I beni, le cose, non sono il Sommo Bene dell’uomo, perché sono “destinati a servire, ad essere usati come mezzo non goduti come fine” (Id. 26). Neppure lo è il “piacere”. Esso è una facoltà (dei sensi), legato e subordinato alle superiori operazioni dello spirito; essi non possono rappresentare la suprema espansione dell’uomo come essere pensante. Se invece il piacere fosse il Sommo Bene dell’uomo, questi non sarebbe superiore alla bestia la quale non ha altro di più appetibile” (id)

Sottolineo però, per amore degli animali, che per essi il piacere è legato alla riproduzione che garantisce la conservazione della specie. Tale piacere per loro è situato in determinati periodi stagionali. Essi dunque per natura sono “continenti”, rispettando i cicli naturali loro assegnati, trascorsi i quali si dedicano ad altro. La procreazione per alcune specie rappresenta anche la propria fine.

Inoltre l’esperienza comune di infiniti casi, anche di cronaca nera, ma anche di comune vita quotidiana umana, evidenziano che il “piacere” fine a se stesso contribuisce più ad ottundere l’intelligenza piuttosto che aprirla, ed aprirla al vero bene e alla vera quiete, intesa come godimento di un bene oggetto di desiderio.

Ma anche i beni dello spirito o il sapere, il gusto estetico e l’arte, o le comprovate virtù morali: non sono neppure esse il Sommo Bene dell’uomo. Neppure le migliori relazioni umane, lo sono, nessuno infatti può essere mai capito ed amato come e quanto naturalmente desidera per superare i propri limiti.

C’è nell’uomo, infatti, un “senso di infinito”,  che non si spiega ma che tutti sentono. (cfr più avanti, M. Zundel)

Da qui la irrequietezza dell’essere umano, che sembra non rimanere appagato da niente di esistente. Ed ecco sopraggiungere spesso la solitudine, la diffidenza, l’incertezza, la stanchezza, l’estraneità, l’indifferenza. Perciò è falso ciò che scrive Feuerbach, che l’essere assoluto, il dio dell’uomo è l’essere stesso dell’uomo” (Id 32)

“Nessuna esperienza della vita appaga il cuore umano” (Id 32)

“La constatazione dei limiti della persona umana, con l’impossibilità di una “comunione con gli altri” capace di esaurire tutta la sua potenza di realizzazione, non impedisce di fissare alcuni principi di valore indiscutibile:

-         La persona umana può diventare pienamente se stessa solo realizzando la perfezione della propria personalità, fuori della quale non si da nulla di positivo e desiderabile;

-        Lungo la linea della personalità ogni potenza di sviluppo esclude qualsiasi limite, perché essa si espande nell’area dell’essere, ossia dell’infinito vero (=pensabile) e dell’infinito bene (=amabile)

-        Se la persona umana intende attuarsi svolgendo tutta la sua capacità di personificazione deve necessariamente incontrarsi con una Persona Assoluta, Supremo ideale di personalità, quale:

  • Soggetto, l’essenza del quale sia il suo stesso essere: solo questa identità potrebbe assicurargli un’autonomia perfetta;
  • Soggetto-pensante, che sia l’Atto del suo Pensare; quindi, Pensiero puro, infinito, onnicomprensivo, semplicissimo, eterno;
  • Soggetto-amante, che sia l’Atto del suo medesimo Amore; quindi Amore sussistente, Potenza creatrice, Libertà inesauribile;

Una Personalità assoluta, cioè tale da inverare in sé in grado infinito quanto costituisce e comprende la persona-in-sé, non può intendersi altrimenti.

Ora, appunto essa sarebbe il supremo Ideale dell’uomo “come persona”, perché soltanto in essa egli avrebbe il proprio “Alter-Ego-Infinito” dal quale: - sarebbe pienamente compreso come dalla suprema Verità personale, Tipo di ogni vero, Fonte di ogni luce interiore; - sarebbe amato come dal Supremo di tutti i valori, Fondamento di ogni bene, Scaturigine di ogni autentico amore. In breve: nella Persona Assoluta, l’uomo avrebbe la sua Super-Coscienza, la sua Super-Volontà … così nell’immensità del suo seno egli potrebbe naufragare nella più sublime affermazione di sé, fondata sulla più gioiosa accettazione del Suo Mistero, sulla più incondizionata adesione alla Sua Vita”    (Id 32/33)

Ed una tale Persona Esiste. Egli è : ESSERE PER ESSENZA, (appunto Soggetto del suo stesso Essere);  PERSONA ASSOLUTA trascendente le cose e le persone e Causa delle une e delle altre; INFINITO IN ATTO, l’unico che spieghi la totalità del reale; SUPER-PERSONA, l’Essere è il suo stesso Pensare, Volere, Produrre (appunto Soggetto-Pensante); ATTO PURO, AUTOCOSCIENZA-ASSOLUTA, prima origine dei “possibili (appunto Soggetto-Amante)”     (cfr su questo sito Nozione di Dio)

Ed è per l’Esistenza di questo Essere per Essenza, Ragione di sè e causa di tutto ciò che è al di fuori (ab extra) di sé, che l’uomo esiste, in quanto Sua creatura e dal Quale riceve un finalismo conseguente alla natura ricevuta (razionale-intellettiva). È da questo Essere che l’uomo riceve: esistenza, vita, finalismo.

[dalla Teologia sappiamo che l’essere umano è nell’ordine di Dio  (Essere per Essenza e Sommo Bene dell’uomo) elevato all’ordine soprannaturale, a vivere la stessa vita intima di Dio (Vita Trinitaria). E questo, qualcuno doveva dirlo all’uomo, perché questo finalismo non lo avrebbe potuto desumere dalle realtà create nel mondo.  Questa elevazione all’ordine soprannaturale ci viene data dalla Rivelazione operata da Gesù di Nazareth, Verbo di Dio incarnato, che è venuto a far conoscere all’uomo il suo destino con parole e gesti umani, per essere meglio compreso. Ed è questo anche uno dei motivi della Rivelazione stessa]

“Supremo destino dell’uomo è la felicità quale soddisfazione di tutte le sue brame riassunte e superate da quella più alta che ne caratterizza la vita rispetto a quella di tutti gli esseri inferiori. Soddisfazione che, possibile nel godimento dell’ottimo tra tutti i beni da lui desiderabili, non può identificarsi con nessuno dei valori della vita temporale, e neppure con la più eccellente di tutte le persone umane, essenzialmente e inesauribilmente relativa.

Non resta che la Persona Assoluta a cui tendere come all’ultimo Fine oggettivo della vita: quella che fonda la beatitudine realizzabile nell’incontro-comunione con Dio, in una reciprocità di coscienza e di amore destinata a potenziare all’infinito la personalità della creatura.

Com’è evidente …. L’ultimo atto della creatura umana non è quello di una visione per la quale contempla Dio come puro oggetto, ignaro di sé, assente, anonimo. No.

La Beatitudine consiste nella reciprocità di uno sguardo d’amore, per il quale lo spirito umano, più che possedere (un oggetto) è posseduto dal Soggetto più inoggettivabile, restando come immerso nella luce del Pensiero infinito, dominato dalla forza irresistibile della Liberalità pura ed eterna” (Id 34/35).


Dalla Catechesi

Per affrontare anche in modo catechetico l’argomento, consiglio di leggere il CCC ai numeri 1700-1724 (L’uomo immagine di Dio – La nostra vocazione alla Beatitudine).

In sintesi, questi numeri ci ricordano che:  la persona umana è dotata di un’anima spirituale e immortale ed è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa. Fin dal suo concepimento è destinata alla beatitudine eterna. La persona umana grazie alla sua ragione (dono di Dio), è capace di comprendere l’ordine delle cose, stabilito dal Creatore. Grazie alla sua volontà è capace di orientarsi da sé al suo vero bene. Trova la propria perfezione nel cercare e nell’amare il vero e il bene. Anche se la persona umana per arrivare a  questo deve “formarsi”, in tutti i modi che gli sono possibili e accessibili.  Le beatitudini (evangeliche) rispondono all’innato desiderio di felicità della persona umana. Questo desiderio è di origine divina: Dio l’ha messo nel cuore dell’uomo per attirarlo a sé, perché Egli solo lo può colmare. Sant’Agostino diceva: “Come ti cerco, dunque, Signore? Cercando Te, Dio mio, io cerco la felicità. Ti cercherò perché l’anima mia viva. Il mio corpo vive della mia anima e la mia anima vive di Te” (Confessioni 10,20,29) – E San Tommaso d’Aquino ci ricorda che: “Solo Dio sazia”. Le Beatitudini svelano la mèta dell’esistenza umana, il fine ultimo cui tendono le azioni umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine. Tale vocazione è rivolta a ciascuno personalmente, ma anche all’insieme della Chiesa, popolo nuovo di coloro che hanno accolto la promessa e di essa vivono di fede- Diverse sono le espressioni usate nel NT che caratterizzano la chiamata alla beatitudine : l’avvento del Regno di Dio, Beati i puri di cuore perché vedranno Dio, entra nella gioia del Signore, entrare nel Riposo di Dio.

“Là noi riposeremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco ciò che alla fine sarà senza fine. E quale altro fine abbiamo, se non di giungere al regno che non avrò fine?” (Sant’Agostino, De Civitate Dei, 22,30)

Dio ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in Paradiso. La beatitudine ci rende partecipi della natura divina e della vita eterna.

Con essa, l’uomo entra nella gloria di Cristo e nel godimento della vita trinitaria. Una tale beatitudine oltrepassa l’intelligenza e le sole forze umane. Essa è frutto di un dono gratuito di Dio. Ma alla Grazia che Dio dà, ad ogni uomo, sta all’uomo saperla e volerla accogliere e collaborarvi, così l’uomo collaborerà con Dio suo Creatore, alla creazione di se stesso alla sua “personalizzazione” sempre più perfetta. Cooperando con la Grazia l’uomo si dispone a diventare sempre più se stesso, secondo i disegni e il piano di Dio su di lui.

La beatitudine promessa ci pone di fronte alle scelte morali decisive. È dunque una realtà da compiere, come dicevamo, non solo da “contemplare”, perché essa è data, ma noi dobbiamo attuarla nella nostra vita con l’intelligenza e la volontà.

Per cui siamo invitati a purificare il nostro cuore dai suoi istinti cattivi (derivanti dal peccato originale e dai nostri peccati attuali), e a cercare l’amore di Dio al di sopra di tutto. Ci insegna che la vera felicità non si trova né nelle ricchezze o nel benessere, né nella gloria umana o nel potere, né in alcuna attività umana, per quanto utile possa essere, come le scienze, le tecniche e le arti, né in alcuna creatura, ma in Dio solo, sorgente di ogni bene e di ogni amore.

“La ricchezza è la grande divinità del presente; alla ricchezza la moltitudine, tutta la massa degli uomini, tributa un omaggio istintivo. Per gli uomini il metro della felicità è la fortuna, e la fortuna è il metro dell’onorabilità … Tuttavia ciò deriva dalla convinzione che in forza della ricchezza tutto è possibile. La ricchezza è quindi uno degli idoli del nostro tempo, e un altro idolo è la notorietà … La notorietà, il fatto di essere conosciuti e di far parlare di sé nel mondo (ciò che si potrebbe chiamare fama da stampa), ha finito per essere considerata un bene in se stessa, un bene sommo, un oggetto, anch’essa, di vera venerazione” ( J H Newman – Discourses to mixed congregations, 5, sulla santità).

Alcuni cattolici pensano :

 1) In F. Hadjaj (filosofo francese, contemporaneo) - La terra, strada del cielo (2017)

“Ancor prima dello scandalo del male c’è nella creazione uno scandalo del bene, una sorta di scandalo dell’onnipotenza divina. Una presenza non immediatamente evidente certo, ma comunque abbastanza evidente da poter risultare intollerabile a causa dell’incessante esigenza di gratitudine e di lode che inesorabilmente implica ... L’uomo moderno, nella sua superbia, volge lo sguardo altrove, e si dichiara ateo per una odiosa petizione di fetido principio, mentre tutti i popoli primitivi del passato, malgrado i loro pantheon pletorici e la loro morale confusa, si riconoscevano circondati in ogni momento da una Provvidenza che probabilmente conoscevano male, ma della quale non dubitavano. I pigmei e i guaranì sono da questo punto di vista più evoluti di noi, scettici civilizzati” (P 52)

“Non c’è bisogno di viaggi innumerevoli: ne basta uno solo, nella profondità” (P- 57)

… profondità di sé stessi, ovviamente!

“Se oggi siamo talmente all’oscuro del segreto celato dalla terra, ciò non è tanto dovuto alla scomparsa della civiltà contadina, quanto all’idealismo e al nominalismo divulgati dall’Università fin dentro l’aria del nostro tempo … la crisi dell’ambiente non è un problema di carattere materiale, ma spirituale…

La terra ha bisogno dello sguardo del contemplativo quanto della vanga del contadino, e questo sguardo è sorgente e vertice delle nostre fatiche. Ma noi abbiamo perso la vista. Secondo le teorie denunciate qui di seguito, la realtà ruvida e palpabile non sarebbe accessibile alla nostra conoscenza, non sarebbe davvero alla radice del nostro sapere, che resterebbe allora imprigionato nel dedalo concettuale quasi inestricabile della nostra ragione. Vivremmo sin dall’inizio in un mondo virtuale, e i nostri vomeri, prigionieri dell’illusione, non rivolterebbero che sogni. L’esempio più lampante di questa incomprensione della terra e del nostro debito nei confronti della realtà sensibile -  (concetto di natura, di “Essere”) - al di fuori di noi si trova nel nostro “cavaliere francese”: sto parlando di Cartesio. …lo spirito cartesiano propone, tra le altre follie, quella di un Nulla che è causa del suo essere, o di un Qualcosa che, prima ancora di essere, sarebbe libero; da questo primato della libertà sull’essere, derivano tutto il volontarismo e l’individualismo moderni). …. Ma è il nostro Renato Cartesio che, dalla tranquilla solitudine della sua stanzetta riscaldata dalla stufa, rende popolare la dottrina secondo la quale l’esistenza del mondo esterno è dubbia, e la prima verità su cui si fonda ogni scienza non è più:  “qualcosa è”, con il principio di non contraddizione che ne deriva “l’essere non è il nulla”, ma “penso, quindi sono”. Comodamente avvolto nella sua vestaglia, al riparo dalla fame e dal freddo, lontano dal vento che fa danzare l’erba, Cartesio può scrivere: “Sono portato a credere che il cielo, l’aria, la terra, i colori, le figure, i suoni e tutti gli oggetti che vediamo all’esterno non sono che illusioni e inganni…” (Meditazioni  metafisiche p. 71). … dimostrerà in seguito che la terra esiste eccome. Ma è troppo tardi. Ormai si è visto che per ciò che è essenziale essa è superflua. Per conoscere bastano il pensiero e le sue idee innate, e le cose terrene sono soltanto l’occasione per portare la nostra attenzione su tali idee, già presenti in noi. Infatti nulla può giungere dagli oggetti esterni alla nostra anima attraverso i sensi, se non alcuni movimento corporei. La terra non è che estensione, quantità, e se ne può rendere conto con l’algebra e la geometria. Le pietre, i fiori, gli animali sono solo ingranaggi e macchine, flussi di corpuscoli e le loro forme sensibili non ci insegnano nulla. L’uomo non ha più bisogno di coltivare un atteggiamento contemplativo nei confronti della natura, ne di lasciare  che la sua intelligenza sia misurata dalla realtà esterna; inebriato e al tempo stesso angosciato dalla sua nuova indipendenza, egli si sforza invece di ricondurre ogni cosa a una filosofia efficace, matematica…. Non è l’idea di una certa signoria dell’uomo sulla natura che va rimproverata a Cartesio, ma il fatto che la natura sia concepita innanzitutto come una estensione da quantificare e una risorsa da sfruttare e non innanzitutto come la materna sorgente del primo stupore e della prima certezza. … La terra non ci conduce al cielo … Invece, E’ rimettendo in dubbio tutto ciò che si potrà giungere alla verità. (p.22-23)

“ … quanto è fine il nostro tatto, tanto più lo è la nostra intelligenza dal momento che essa può risalire alle verità spirituali solo scendendo fino alle realtà materiali per la via dei sensi. Il corpo umano è costitutivamente destinato a questo: conoscere e amare l’essere …. la nostra animalità non è un intralcio, ma è il supporto per la nostra spiritualità, …attraverso il lavoro manuale la nostra intelligenza impara ad apprezzare la consistenza del reale e si mantiene in sintonia con il lavoro di quell’altra Intelligenza che tutto organizza con sapiente armonia…” (p 29-31) Ma nel nostro mondo contemporaneo il lavoro viene negato a molti,esso non è soltanto uno strumento di produzione ma soprattutto uno strumento di umanizzazione. (cfr Zundel p. 39)

“La terra non è dunque indifferente e superflua: al contrario essa, essendo il punto d’appoggio della nostra intelligenza, è il trampolino per la nostra elevazione. … non è disprezzando la terra che si ascende al Cielo, ma coltivandola e contemplandola con umiltà” (p 32).

* -*

Tutte queste annotazioni “per sommi capi” vogliono aiutare a capire quanti ostacoli si frappongono alla comprensione e alla scoperta del Sommo Bene dell’uomo, che è Dio.

Infinite acrobazie mentali vengono minuziosamente orchestrate per nascondere la verità, sminuirla, allontanarla dallo “sguardo” indagatore dell’essere umano, per impedirgliene l’accesso. Lo sguardo dell’uomo viene distolto dalla Felicità cui è per nascita destinato dal suo Creatore, ed orientato verso una terra snaturata della sua vera essenza, e l’uomo la guarda con gli occhiali dei suoi falsi maestri.  Occorre tornare ad imparare a guardare.

Usa gli occhi per illuminarti il cammino …. Devi cercare di scorgere il sentiero che conduce all’Infinito…” “Rendere chiaro lo sguardo così che si possa vedere che le cose di quaggiù sono come plasmate dal Cielo e ci aprono la strada verso di Lui” (p 85).

 . --  .


2) In M. Zundel (sacerdote svizzero,1897-1975) Un Mistico tanto apprezzato da papa Paolo VI. “L’Io è un altro”, questo il riassunto del suo misticismo”

Qui riporto alcune frasi dal suo libro: “Ton Visage Ma lumière – 90 sermons inédits”, (Ed 2011),  la cui traduzione è mia.  Ci aiutano a riflettere sul Sommo Bene, ma da un punto di vista più pastorale. Aggiungo qua è la ,alcune mie riflessioni

Voi credete nell’uomo? Dio ci ha creduto!”

Nella nostra cultura cosiddetta “moderna”, sembra che se si affermi Dio si cancelli l’uomo o che per sollevare l’uomo occorra negare Dio (cfr  pag 31).

[Aggiungo io, che questa è la dicotomia del pensiero protestante caratterizzato dalla logica dell’alternativa “O/O”, mentre la logica cattolica è quella dell’inclusione: “E/E”.

Ci è talmente facile “credere” che l’uomo discenda dalla scimmia, e ci è del tutto difficile credere nella Rivelazione di Gesù Cristo che svela all’uomo il suo essere a immagine di Dio, e perciò immortale- troppo bello, sembra una favola; si dice. Oppio dei popoli, si definisce la religione cattolica, mentre le menti illuminate delle scimmie “evolute”, credono, senza prove, ma confidando solo nelle loro ipotesi, la loro discendenza dalle bestie. Come se un essere inferiore possa prima (cioè quando non era), aver creato tutto ciò che esiste; poi essersi evoluto, per sottoporsi di nuovo al processo evolutivo umano]

Frasi:

“E questa parola “amore”, che è stata così prostituita, così profanata, così abusata, questa parola è una parola divina, è la sola che possa, nel linguaggio umano, designare questo cielo interiore a noi stessi, questo sole nascosto in ogni coscienza umana, questa tenerezza di cui le nostre tenerezze sono soltanto il riflesso” (p 108)

“C’è in noi una Presenza divina … che è Dio, Dio in noi, che è più di noi e che non è noi, nel quale però la nostra vita respira, che suscita la nostra intimità ed è attraverso essa che noi possiamo costruire e raggiungere noi stessi” (p 37)

“Non c’è una felicità degna dell’uomo, al di fuori di questa libera respirazione dove l’uomo, nel centro di sé stesso, scopre un tesoro infinito” (p 37)

“Dio interiore … Dio dentro di noi, … Dio non ha un di-fuori. Lui è là, come una musica silenziosa (1), nel più profondo dei nostri cuori. E non cessa di attenderci per trasformarci in Lui” (p. 139)

“C’è in noi un bisogno di andare più in là (oltre, più in alto). Non c’è oggetto al mondo che possa completarci e questo bisogno è quello di un potere essenziale di sorpasso” (P 29).

* - *

(1) – termine di san Giovanni della Croce in: Cantico spirituale A, 13-14 -  Poesia introduttiva:

“L’Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d’ombra, le isole remote, le acque rumorose, il sibilo delle aure amorose. È come notte calma, molto vicina al sorger dell’aurora, musica silenziosa, solitudin sonora, è cena che ristora e che innamora ”

Questa è la presenza di Dio in Noi. Nella Dottrina cristiana si chiama: Inabitazione divina nell’uomo.

(Riprenderemo in un altro momento e in un altro articolo l’indicazione essenziale della mistica del p. Zundel)


3) In Robert Sarah  - ("Si fa sera e il giorno ormai volge al declino - 2019 - Parte II, 5, Odio per l'uomo)

Nelle sue parole troviamo un altro modo di leggere questo argomento del “Sommo Bene”, della felicità dell’uomo, del suo finalismo. Potremmo intitolare le frasi seguenti: sono state dimenticate molte cose che non avrebbero dovuto essere dimenticate!

 Disprezzo moderno per ogni filiazione:

“Questo è un odio che gli uomini moderni indirizzano verso di se e alla propria natura. Alla radice di questo processo misterioso c’è la paura. I nostri contemporanei si sono convinti che, per essere liberi, occorra non dipendere da nessuno. È un tragico errore.

La diffidenza dei moderni riguardo a ogni forma di dipendenza spiega molti mali. … L’essere  figli, che ci fa dipendere da un padre e da una madre, diventa per noi contemporanei un ostacolo alla pienezza della libertà …L’educazione ricevuta dai nostri genitori appare come un’offesa a una libertà che pensa sé stessa come auto-creatrice. A maggior ragione. L’idea di ricevere la nostra natura di uomini e donne da un Dio Creatore diventa umiliante e alienante. Secondo questa logica è necessario negare la nozione stessa di natura umana o la realtà di un sesso che non è stato scelto.

Credo sia giunto il momento di liberare l’uomo da questo odio per tutto ciò che ha ricevuto. Per questo urge scoprire la vera natura della nostra libertà che si allarga e si fortifica quando accetta di dipendere per amore. Ogni amore, infatti, crea una relazione, che è un legame, un dono, una libera dipendenza con l’oggetto del nostro amore. Il rifiuto fondamentale di ogni legame, di ogni rapporto di filiazione, in fondo non è altro che il rinnovamento … del peccato originale. ….

L’uomo cova il sospetto che Dio gli tolga qualcosa della sua vita, che sia un concorrente che limita la nostra libertà. L’uomo non vuole  ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall’albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di lui e di vincere con le proprie forze la morte e le tenebre. Piuttosto che sull’amore punta sul potere col quale vuole prendere in man in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo egli si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto.

Amore non è dipendenza ma dono che ci fa vivere.

La libertà di un essere umano è la libertà di un essere limitato ed è quindi limitata anch’essa. Possiamo possederla soltanto come libertà condivisa, nella comunione delle libertà. Noi viviamo in modo giusto se viviamo secondo la verità del nostro essere e cioè secondo la volontà di Dio…. Se noi viviamo contro l’amore e contro la verità (=contro Dio), allora ci distruggeremo a vicenda e distruggeremo il mondo.

La dignità dell’uomo consiste nell’essere fondamentalmente un debitore e un erede. Come è bello e liberante sapere che esisto perché sono stato amato! Sono il frutto di una libera volontà di Dio che, dalla sua eternità ha voluto la mia esistenza. Che cosa saremmo se i nostri genitori non ci avessero insegnato a camminare e a parlare? Ereditare è la condizione di una vera libertà.

A fondamento dell’odio nei confronti dell’uomo c’è il rifiuto di accettarsi come creatura.

“La nostra verità è che innanzitutto siamo creature, creature di Dio e viviamo nella relazione con il Creatore. Siamo esseri relazionali. E solo accettando questa nostra relazionalità entriamo nella verità” (Ben 16° - 2009). Alla radice della condizione umana c’è l’esperienza … che prima di esistere siamo stati voluti e amati. Questa esperienza è fondatrice. Ed è fondamentale a questo punto riscoprire la nozione di natura come condizione dello sviluppo della nostra libertà ….

La legge naturale non è altro che l’espressione di ciò che realmente siamo.

È in un certo senso il manuale d’uso del nostro essere, il foglio illustrativo della nostra felicità… Ancora oggi la Chiesa preserva ciò che c’è di più umano nell’uomo. È custode della civiltà …. Più radicalmente, la Chiesa si fa custode della natura umana. L’immenso malinteso che a tale proposito si è creato con il mondo moderno è inquietante. Quando la Chiesa difende la vita dei bambini lottando contro l’aborto, quando difende il matrimonio mostrando la pericolosa tossicità del divorzio, quando preserva la relazione coniugale mettendo in guardia contro il baratro delle relazioni omosessuali, quando vuole proteggere la dignità dei malati terminali contro la tentazione dell’eutanasia, quando ammonisce contro il pericolo della ideologia gender e del transumanesimo, si pone in realtà a servizio dell’umanità e a custodia della civiltà.

Cerca di proteggere i piccoli e i deboli contro gli errori inconsapevoli di apprendisti stregoni che, per paura e per odio della loro stessa umanità, rischiano di condurre molti uomini e donne alla solitudine, alla tristezza e alla morte. La Chiesa vuole innalzare un baluardo a difesa dell’umanità di fronte alla neo-barbarie dei post-umani. I barbari non sono più alle porte delle città e sotto le mura, occupano i posti di governo e di potere. Fanno le leggi e orientano l’opinione pubblica, spesso animati da un vero disprezzo per i deboli e i poveri. La Chiesa, invece, si erge a difenderli. …”

-..-

Vi ho offerto una carrellata di testi… lascio a voi la riflessione e il lavoro di metterli in relazione. A me sono sembrati come un unico discorso, o meglio come l’evoluzione di un unico discorso. Buon lavoro. Cercate la verità, rendete sempre più forte il legame con  Dio nostro Sommo bene, sorgente e fine del nostro essere, perciò del nostro presente e del nostro futuro. Non fatevi rubare la verità. Ciao

La Redattrice del Sito.



 
© Copyright 2023/2024 - EssereCristiani.com - Tutti i diritti riservati
Realizzazione CMS

Banner