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Dalla cena di Mosé alla cena di Gesù
 
 
Nella festa del Pesach (passaggio, pasqua) gli ebrei ricordano il passaggio miracoloso del Mar Rosso, festeggiano la loro nascita come Popolo e popolo di Dio. Nessun altro popolo al mondo ha le sue origini storiche così ben delineate, come gli Ebrei. Veramente furono il Popolo Eletto da Dio, perché dalla loro stirpe avrebbe dovuto prendere carne umana il Verbo-Figlio Unigenito di Dio. Il leggendario passaggio del mar Rosso rappresenta per il popolo ebraico il passaggio dalla schiavitù alla libertà. Ecco perché Mosè viene ricordato come il Liberatore. La Pasqua ebraica, secondo le scritture, viene celebrata il quattordicesimo giorno del mese di Nissan, (settimo mese del calendario ebraico, ma che diventa il primo mese per importanza dell'anno religioso ebraico). Oggi la pasqua ebraica viene festeggiata con un pasto rituale chiamato: "Seder-Pesach". "Seder" significa: ordine. Tale pasto rituale ricorda quello consumato in fretta dagli Ebrai al momento della fuga dall'Egitto, ben calzati e pronti a partire: "Cintola ai fianchi, sandali ai piedi e bastone in mano"!, così descrive il Libro dell'Esodo (12,11) quella cena della fuga. Questo pasto è ricco di riferimenti simbolici; i suoi alimenti base sono costituiti da: pane azzimo, agnello arrostito, erbe amare, e varie salse di condimento.

IL PANE AZZIMO

E' il pane del dolore, azzimo perchè l'urgenza di fuggire non ne permise la lievitazione. Questa urgenza, questa fretta, è comanda dal Signore, che finalmente ha deciso di liberare il suo popolo, dopo più di quattrocento anni di schiavitù in Egitto. Ma possiede anche un grande significato spirituale, poichè quando la volontà di Dio si compie, bisogna eseguirla subito, bisogna trovarsi pronti. Inoltre si attendeva allora l'Angelo che avrebbe ucciso i primogeniti, da questo flagello gli Ebrai furono risparmiati per il sangue dell'agnello , sangue con il quale unsero gli stipiti delle loro porte. l'Angelo vide il sangue e passò oltre le loro case, le saltò.Quest'ordine aveva ricevuto. Così il Signore toglie il lievito vecchio della schiavitù, dell'uomo peccatore e comanda di mangiare il pane azzimo , senza lievito, perchè è ora di realizzare il suo antico progetto creatore, interrotto a causa del peccato originale, vuole portare il suo popolo ad una nuova creazione. Nel libro dell'Esodo leggiamo a proposito degli azzimi: "Nel primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, alla sera, mangerete azzimi fino al ventunesimo giorno del mese, alla sera. Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case". (12,18).

L'AGNELLO

il cui sangue permise di tracciare il segno della salvezza sulle loro porte, che li avrebbe preservati dall'Angelo sterminatore, è prefigurazione del Segno della Croce, che avrebbe preservato dalla morte causata dal peccato. Agnello dunque, prefigurazione della persona di Gesù e della Morte che Egli avrebbe subito sulla terra. Ma per una popolazione di nomadi pastori l'agnello sulla tavola è sempre un segno di festa e abbondanza che ha anche il potere di radunare la famiglia . L'Esodo infatti comanda di mangiarlo insieme ad altri se esso fosse stato troppo grosso. Leggiamo: "Il dieci di questo mese ognuno prenda per se un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia è poco numerosa per consumare un agnello, si prenderà chi abita più vicino alla propria casa, secondo il numero delle persone: calcolerete la quantità di agnello che ognuno può mangiare. Sarà un agnello integro, maschio di un anno... lo conserverete presso di voi fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà tra le due sere... Non ne farete avanzare nulla per il giorno dopo, e quello che sarà rimasto lo brucerete nel fuoco..."- Il popolo d'Israele. - "In quella notte mangerà la carne arrostita al fuoco, mangerà azzimi con erbe amare..." (12, 3 e ss.)

IL SANGUE           

è proprio questo il simbolo della liberazione. Allora dalla schiavitù, oggi dal peccato! Il Signore ordina: "Questo sarà per voi un memoriale. e lo festeggerete come festa del Signore: di generazione in generazione come prescrizione perenne" (Es. 12, 14). E così avviene fino ad oggi, tanto per gli Ebrei quanto per i Cattolici. Gli Ebrei lo celebrano nella cena pasquale dove si ripetono gli antichi gesti divenuti rituali familiari, in cui il figlio più piccolo di casa chiede il perchè di quella festa, ed allora gli anziani rispondono e ricordano la storia del loro popolo, e delle meraviglie che il Signore ha fatto per loro. Fanno appunto memoria della loro storia, divenuta sacra. Così adempiono la prescrizione del Signore, che abbiamo appena citato. Ma per loro, come per noi Cattolici, fare memoriale non è soltanto ricordare una storia passata, ma significa rendere efficace per noi oggi quegli avvenimenti passati, attraverso il rito, per gli ebrei si tratta della cena pasquale per noi si tratta della partecipazione alle festività pasquali: il Triduo, e la partecipazione alla pasqua settimanale che è la Domenica.

LE ERBE AMARE

significano l'amarezza della vita in schiavitù. Costretti a lavorare per l'insensata ambizione altrui. E per Gesù in Croce , per concludere l'amarezza dei suoi terribili ultimi due giorni di vita, ci fu l'amaro del fiele datogli come bevanda. Esso rappresenta l'amarezza che deriva dai nostri  peccati di creature umane.

LE SALSE

tra esse il cosiddetto Cheroset, un amalgama di vari ingredienti tra cui frutta, con vino ed altre spezie,  ricorda la malta con la quale gli ebrei impastavano mattoni per il Faraone in Egitto.


 
 

 
 
 
La Pasqua di Gesù: l'Ultima Cena
 
Con l'Ultima Cena di Gesù la pasqua ebraica si trasforma con la istituzione della Eucaristia, nella pasqua cristiana . In essa abbiamo la liberazione da un'altra schiavitù quella dal maligno, che tiene prigioniera da sempre l'umanità in conseguenza del peccato originale. Abbiamo il passaggio dal peccato alla grazia tramite il perdono e la misericordia di un Dio che per amore si fa dono totale.
Il sangue dell'agnello, il pane azzimo diventeranno il sangue e il corpo di Gesù sacrificato sulla Croce. La tavola dell'ultima cena è immagine dei futuri altari dove per le parole della consacrazione quel pane e quel vino divengono il corpo e il Sangue di Gesù Cristo Redentore.
Ed è proprio per il sangue e il corpo, offerto una volta per tutte in quella prima Pasqua della Nuova Creazione, della Nuova ed eterna Alleanza, che viene risparmiato il castigo dovuto al peccatore. Gesù si prende tutto a carico sulle sue spalle, prende su di se i nostri peccati. Paga il prezzo del nostro riscatto che noi non avremmo potuto mai pagare. Egli che non aveva peccato, si addossò i nostri peccati per salvarci, dal peccato che ci rende schiavi. Egli era l'innocente  e moriva per noi, i veri colpevoli. Nell'ultima Cena la sua morte e risurrezione, vengono celebrate in anticipo  in quella Prima Messa, ma quella comunione è già efficace. Gesù quella notte, in quella stessa cena consacra gli apostoli come sacerdoti, ma loro se ne renderanno conto inseguito. Ogni Messa ogni Eucaristia è memoriale di quella prima e unica, fatta da Gesù in persona su questa terra, unico vero e sommo sacerdote, che oltre ad essere l'offerente (sacerdote) è anche l'offerta (l'Agnello immolato).
Il suo corpo e il suo sangue nell'Eucaristia diventano nostro cibo e nostra bevanda che ci ottiene la salvezza e il perdono dei peccati e la vita eterna. Le erbe amare più che quelle che di certo furono presenti su tavolo del Cenacolo, addobbato per la festa, sono rappresentate per Gesù da quel fiele e aceto che gli fu offerto in bevanda sulla Croce, come unico ristoro, quando Egli estenuato dalla passione gridò: ho sete!. Ma quello non fu solo il grido di un moribondo, ma di un Dio che ha sete della nostra fede, che non lo ristora mai abbastanza. Sempre Gesù avrà sete della nostra fede, tanto che un giorno si chiese: "Ma quando tornerò, troverò ancora la fede sulla terra?".
Per i cristiani la Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre, è la festa delle feste, la solennità più grande, e in essa l'Eucaristia è il sacramento centrale della nostra fede, il Sacramento dei sacramenti. Essa è memoriale del Mistero della Risurrezione, nel quale Cristo ha annientato la morte e introdotto il perdono attraverso la Grazia dei sacramenti. Si instaurava così una nuova economia, quella della Grazia.
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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