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S. Leone Magno _ Disc. 6

 

Natale 2010          

Discorsi di san Leone  Magno,  papa

        Discorso 6 per il Natale

 

 
 
 
Il Natale del Signore è il natale della pace

 

L’infanzia, che il Figlio di Dio non ha ritenuto indegna della sua maestà, si sviluppò con il crescere dell’età nella piena maturità dell’uomo. Certo, compiutosi il trionfo della passione e della risurrezione, appartiene al passato tutto l’abbassamento da lui accettato per noi: tuttavia la festa d’oggi rinnova per noi i sacri inizi di Gesù, nato dalla Vergine Maria. E mentre celebriamo in adorazione la nascita del nostro Salvatore, ci troviamo a celebrare il nostro inizio: la nascita di Cristo segna l’inizio del popolo cristiano; il natale del Capo è il natale del Corpo.
Sebbene tutti i figli della Chiesa ricevano la chiamata ciascuno nel suo momento e siamo distribuiti nel corso del tempo, pure tutti insieme, nati dal fonte battesimale, sono generati con Cristo in questa natività, così come con Cristo sono stati crocifissi nella passione, risuscitati nella risurrezione, collocati alla destra del padre nell’ascensione.
Ogni credente che in qualsiasi parte del mondo viene rigenerato in Cristo, rompe i legami con la colpa d’origine e diventa uomo nuovo con una seconda nascita. Ormai non appartiene più alla discendenza del padre secondo la carne, ma alla generazione del Salvatore che si è fatto figlio dell’uomo perchè noi potessimo diventare figli di Dio. Se egli non scendesse a noi in questo abbassamento della nascita, nessuno con i propri meriti potrebbe salire a lui.
La grandezza stessa del dono ricevuto esige da noi una stima degna del suo splendore. Il beato Apostolo ce l’insegna. Non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. La sola maniera di onorarle degnamente è di offrirgli il dono stesso ricevuto da lui.
Ora, per onorare la presente festa, che cosa possiamo trovare di più confacente, fra tutti i doni di Dio, se non la pace, quella pace, che fu annunziata la prima volta dal canto degli angeli alla nascita del Signore? La pace genera i figli di Dio, nutre l’amore, crea l’unione; essa è riposo dei beati, dimora dell’eternità. Suo proprio compito e suo beneficio particolare è di unire a  Dio coloro che separa dal mondo del male.
Quelli dunque che non da sangue nè da volere di carne nè da volere d’uomo, ma da Dio sono nati, offrono al Padre i loro cuori di figli uniti nella pace. Tutti i membri della famiglia adottiva di Dio si incontrino in Cristo, primogenito della nuova creazione, il quale venne a compiere non la sua volontà, ma quella di chi l’aveva invitato. Il Padre infatti nella sua bontà gratuita adottò come suoi eredi non quelli che si sentivano divisi da discordie e incompatibilità vicendevoli, bensì quelli che sinceramente vivevano ed amavano la loro mutua fraterna unione. Infatti quanti sono stati plasmati secondo un unico modello, devono possedere, una comune omogeneità di spirito. Il Natale del Signore è il natale della pace. Lo dice l’Apostolo: Egli è la nostra pace, egli che di due popoli ne ha fatto uno solo” (Ef 2,14), perchè , sia giudei sia pagani, per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito (Ef 2,18).

 

 

                   Vita di papa Leone magno

Nato in toscana e salito sulla cattedra di Pietro nel 440, fu vero pastore e autentico padre di anime. Cercò in ogni modo di mantenere salda e integra la fede, difese strenuamente l'unità della Chiesa, arrestò, per quanto gli fu possibile, le incursioni dei barbari e meritò a buon diritto di essere detto Leone "il grande". Morì nel 461. Fu un papa energico, avversò le sopravvivenze del paganesimo. Intervenne d’autorità nella polemica cristologica che infiammava l’Oriente, convocando il concilio ecumenico di Calcedonia, nel quale si proclamava l’esistenza in Cristo di due nature, nell’unica persona del Verbo. Nel 452 fu designato dal debole imperatore Valentiniano III a guidare l’ambasceria romana inviata ad Attila, raggiunto nei pressi di Mantova. I particolari della missione furono oscuri: il re degli Unni, dopo l’incontro con la delegazione pontificia abbandonò l’Italia. Quando Genserico nel 455 entrò in Roma, Leone ottenne dai Vandali il rispetto della vita degli abitanti, ma non poté impedire l’atroce saccheggio dell’Urbe. Dotato di un alto concetto del pontificato romano, fece rispettare ovunque la primazia del vescovo di Roma. Compose anche preghiere contenute nel “Sacramentario Veronese”. Benedetto XIV, nel 1754 lo proclamò dottore della Chiesa. Fu il primo papa ad avere il titolo di Magno (Grande). Famosa al Concilio di Calcedonia, la sua lettera a Flaviano conosciuta col nome di "tomus ad Flavianum", con la quale difendeva la dottrina cristiana delle due nature in Cristo contro il monofisismo di Eutiche. "noi insegniamo e professiamo un unico e identico Cristo...in due nature, non confuse e non trasformate, non divise, non separate, poichè l'unione delle nature non ha soppresso la loro differenza, anzi ciascuna natura ha conservato le sue proprietà e si è unita con l'altra in una unica persona in un'unica ipostasi".

Il suo pontificato cadde in un periodo molto difficile sia per il papato che per l'Impero, sia d'oriente che d'occidente. Nel V secolo non ci fu nessuno della statura culturale e spirituale pari a  papa Leone. Era l'unica autorità a difendere Roma e l'Italia contro i barbari. Quello che colpisce è il coraggio di quest'uomo che armato solo della sua fede va incontro ai re barbari: Attila, poi Genserico, poi Ricimero,   per dire loro: "prendete tutto l'oro che volete, risparmiate gli abitanti, poi andate via!" e a quanto pare ubbidirono!

 
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